Mons. Giorgio BERTIN, “PACE E DIALOGO NEL CORNO D’AFRICA”

L’incontro ha visto una prima parte in cui il Mons. Giorgio Bertin ha presentato la situazione socio-economica e politica delle zone in cui opera: dal 1991 a oggi perdurano le tensioni tra la Repubblica della Somalia e Somaliland. Se nel Somaliland però, approfittando di un periodo di pace, si è riusciti ad avviare un progressivo sviluppo economico, il resto della Somalia è caduto vittima della guerra civile: le forze ribelli che avevano contribuito alla caduta del regime, con il supporto di diversi paesi occidentali, non sono riuscite a formare un governo d’unità nazionale e hanno iniziato un interminabile conflitto tra clan che neanche l’ONU è riuscito a spegnere. In quel contesto di guerra generale l’esercito si è sfaldato, lo stato è crollato completamente, le chiese sono state saccheggiate, così come lo sono state le stesse ambasciate. Si stima che oltre la metà della popolazione, circa 6,7 milioni di persone, sia a rischio carestia per l’interminabile siccità, al netto di 3,7 milioni di somali sfollati per colpa della guerra.

 

Nella seconda parte il vescovo ha spiegato il ruolo che sta avendo la Chiesa e la Caritas locale  in questo scenario. “Il nostro ruolo è quello di tenere gli occhi aperti e realizzare piccoli interventi che servono a risvegliare l’attenzione sulle necessità degli uomini e delle donne, in particolare di chi ha più difficoltà. Sono convinto che prima di essere cristiani, musulmani o atei, siamo tutti esseri umani” spiega Bertin.

Pur incidendo molto poco politicamente nel paese, fin dai tempi del vescovo mons. Colombo, la Chiesa si è presentata tramite interventi caritativi, privilegiando il dialogo tra culture e religioni differenti, perché (come definisce il monsignor) “quando si lavora insieme per i poveri, la giustizia è molto più facile”.

 

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