Progetto n°21 / Importo: 8000€

Realizzato

Realizzazione di un impianto idrico di acqua potabile per il villaggio di Tibin – Koupela, Burkina Faso

Ciao, sono don Antonio Dotti. Ho fatto il mio primo viaggio con l’Associazione in Burkina faso: la partenza non è delle migliori, io bloccato con la schiena per una forte contrattura muscolare, riesco a partire solo grazie all’insistenza di Andrea e alla puntura che mi fa la guardia medica di Fiumicino. Sarà poi il caldo africano a guarirmi, uno dei tanti doni di questo viaggio. In Burkina ci vengono a prendere in jeep, è notte fonda, mentre attraversiamo l’unica strada asfaltata che collega il paese, nel buio imballiamo un animale, ci fermiamo, lo caricano nel cassone : era un ratto gigante, che useranno per infarcire il riso (uno dei pasti più comuni).
Ci accolgono le suore camilliane , purtroppo in lutto per la morte di una consorella. Entriamo dentro la routine africana, spruzzarsi di spray antimalarico dappertutto, anche in volto, sempre, e dormire dentro una zanzariera. Si convive con la paura di ammalarsi quindi.
La mattina presto partecipiamo alla s. Messa, è la memoria della strage degli innocenti, e, benché non parli il francese, stando attento capisco qualcosa dell’omelia : ‘anche oggi continua questa strage. È stato arrestato uno dei responsabili del sequestro di quel bambino che abbiamo battezzato nella recente messa di natale, insieme agli altri 80’. Alla fine chiedo al prete come mai il sequestro, la risposta fa gelare il sangue nelle vene: commercio d’organi.
Con l’ausilio di don Gerard, responsabile dell’OCADES, andiamo all’inaugurazione dei pozzi a tibin e poi il giorno dopo a kongloore. I viaggi sono sempre spiazzanti come lo è tutto il panorama, miseria ovunque, case di terra che non sono case, le persone affrontano i viaggi come riescono, anche sedute sopra i tetti degli autobus, plastica disseminata ovunque, come ci si trovasse in una enorme discarica a cielo aperto, lo scarto evidentemente della nostra società dei consumi.
L’inaugurazione è una festa per tutto il paese, con una preghiera che unisce cristiani e musulmani, con l’incontro e la benedizione dell’anziano capo tribù, col rituale della condivisione della tazza di miglio, con i doni esagerati di un pollo vivo e degli abiti tipici locali, sotto l’ombra confortevole di un albero di mango, che abbraccia tutti, fra la gioia espressa dalle donne con canti, danze sfrenate, urla e battiti di mani a ritmo incalzante. Mentre la moltitudine di bambini che beve al nuovo pozzo, che permetterà loro di non dover fare più chilometri per attingere al loro diritto all’acqua, ti riempie il cuore col loro sorriso.
Nel viaggio siamo riusciti ad incontrare anche mons. kontiebo, il vescovo locale e ad andare a trovare d. David, che ha studiato a Roma ma ha fatto anche esperienze pastorali da noi in Emilia. Segni di un’amicizia che le distanze e i confini non possono fermare.

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